Sud e letteratura/1

Su il manifesto del 18 novembre 2013 Franco Arminio scrive un articolo dal titolo “C’è una questione meridionale anche in libreria”. Volendo così prendere posizione contro la letteratura sul meridione prodotta da chi il meridione non lo vive ma lo osserva distrattamente da lontano. La conclusione cui giunge l’autore ridetermina il rapporto fra parole e potere, assegnando al linguaggio il compito di indirizzare la politica:

Il Sud raccontato male alla fine è facile

che sia governato male.

Nei successivi post pubblico le recensioni a due libri sul Sud: il primo è “Aspra Calabria” dell’antitaliano Giorgio Bocca e il secondo è “Il grande Otto” del giornalista catanzarese Bruno Gemelli. Due volumi diversi, realizzati in tempi lontani da due persone distanti per carattere ed esperienze, nei quali però vorrei rintracciare una medesima tensione al bene.

di Franco Arminio

Girare nelle libre­rie appa­rec­chiate per il Natale è una delle espe­rienze più scon­for­tanti della mia vita. Il nor­male diva­rio di spa­zio dispo­ni­bile tra i libri belli e le por­che­rie cre­sce a dismi­sura. Uno strano modo di ono­rare il mes­sag­gio evan­ge­lico: Natale in libre­ria è la festa dell’ingiustizia. C’è solo da spe­rare che per i libri si avveri l’idea che gli ultimi saranno i primi. Non è il caso di discu­tere tutti i meccanismi che ci hanno por­tato a que­sta situa­zione. Voglio lamen­tarmi di una cosa pre­cisa. Voglio lamen­tarmi di una sto­ria che mi vede coin­volto diret­ta­mente. Io sono uno scrit­tore che vive a Sud e scrive di Sud. Ho comin­ciato a farlo quando mi sono accorto che le pagine scritte da scrit­tori e giornalisti che avevo accom­pa­gnato in giro per le mie zone erano quasi sem­pre sfo­cate e super­fi­ciali.

Quando ho visto e sfo­gliato il libro di Rizzo e Stella ho pen­sato a tanti libri scritti in que­sti anni da non meri­dio­nali. Di ben fatti ce ne sono stati dav­vero pochi. Ecco: mi pia­ce­rebbe che il Sud fosse rac­con­tato innan­zi­tutto da chi lo fre­quenta assi­dua­mente. Mi pia­ce­rebbe che qual­cuno lo per­cor­resse lun­ga­mente, magari per anni, prima di scri­vere un libro su un luogo così com­plesso e pieno di sto­ria. Per troppo tempo i meri­dio­nali hanno vis­suto imma­gi­nando di essere quello che pen­sano di loro per­sone che vivono altrove e che magari guar­dano al Sud come un buon argo­mento per ven­dere. Insomma c’è una que­stione meri­dio­nale anche in libre­ria: il Sud che vende è sem­pre quello dei luo­ghi comuni. Se ti azzardi a rac­con­tare quello che c’è vera­mente, quello che vera­mente siamo, ecco che il tuo libro si scava subito un destino di nic­chia. E la colpa è dei let­tori meri­dio­nali, in primo luogo. Decre­tano il suc­cesso di chi li scre­dita pur di per­se­guire nel loro vit­ti­mi­smo visce­rale. Lo scan­dalo dei paesi pieni di porte chiuse sem­bra inte­res­sare a pochis­sime per­sone. Si pre­fe­ri­sce rac­con­tare la mafia o gli spre­chi, facendo cre­dere che al Sud ci sia solo que­sto.

Io mi lamento e non ho paura di farlo, non ho paura di essere parte in causa, non ho paura di dire che i miei libri hanno quanto meno il merito di essere scritti da den­tro il Sud, dall’infiammazione della resi­denza. Mi lamento con gli amici che dicono di cre­dere al tuo lavoro, ma lo dicono solo a te, non ci pen­sano mini­ma­mente che sia il caso di dirlo ad altri. Mi lamento con i diri­genti di sini­stra che non leg­gono i libri sui ter­ri­tori che pen­sano di gover­nare. Mi lamento con le scuole che invi­tano solo gli scrit­tori famosi e con i pro­grammi tele­vi­sivi che fanno rac­con­tare il mondo a tutti, tranne che agli scrit­tori. Mai come adesso direi che lamen­tarsi è giu­sto. E non mi fac­cio bloc­care dalla logica che se ti lamenti sei con­si­de­rato ego­cen­trico e nar­ciso.

Il Sud rac­con­tato male alla fine è facile che sia gover­nato male. Non è una que­stione di poco conto riflet­tere sulle parole che defi­ni­scono i luo­ghi. In que­sti giorni sto rileg­gendo Rocco Sco­tel­laro e quello che è stato scritto su di lui. È scon­cer­tante vedere come è stata accolta la sua opera da certi cri­tici mar­xi­sti. E forse se il Sud ha preso la piega della moder­niz­za­zione inci­vile a par­tire dagli anni ’60 lo si deve anche a un’impressionante rimo­zione delle sue voci interne, per far posto alle chiac­chiere dei mestie­ranti della moder­niz­za­zione. Oggi ci sono al Sud grandi ener­gie intel­let­tuali. Alcune tro­vano sboc­chi e altre no. È una que­stione tutta poli­tica su cui vor­rei si inter­ro­gas­sero altre per­sone. Della mia vanità me ne occupo io. È il caso di occu­parsi seria­mente di un pezzo dell’Italia, enorme nel male e nel bene.

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