Desiderio senza pensiero

leonardo-dicaprio-the-wolf-of-wall-street-600x372«Un pensiero che desidera, e un desiderio che pensa, e l’uomo è un principio di questa specie». È noto che questa definizione di animale umano non appartiene alla tradizione postmoderna, sebbene l’intreccio fra razionalità e irrazionalità rischia di far intendere il contrario. L’espressione, intrinsecamente materialista, è di Aristotele che la inserisce nel VI libro dell’Etica Nicomachea. Secondo l’idea guida dell’antropologia concepita dallo Stagirita, la natura umana prevede una compenetrazione di pensiero, che è sempre pensiero verbale dunque linguaggio, e pulsioni. La porzione concupiscibile della nostra anima non è separata dalla parte razionale: le spinte volitive, che pure precedono l’accesso alla ragione e alla parola, sono rimodellate dalla sintassi e dalla semantica una volta che il pensiero sia entrato nella storia naturale. Per noi umani non esistono desideri senza pensieri né pensieri senza desideri. Continua a leggere

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Ovviamente gratis…

«Ovviamente la prestazione è completamente gratuita». Due avverbi di modo combinati insieme nella stessa frase stonano. Le regole della scrittura giornalistica non li accettano e neanche il buon senso del linguaggio parlato è solito strizzargli l’occhio. Tuttavia, qui il punto non è prendere l’enunciato per esaminarlo in merito alla sua poeticità (laddove poetica è la funzione linguistica deputata alla produzione delle frasi, men che mai indica lo stile di chi scrive in versi). Qui, invece, ne va della natura critica di questa frase, cioè della sua genesi in un tempo di crisi.  Continua a leggere

Silvio e lo spirito del tempo

silvio-berlusconi-telefonoIl motivo per cui Silvio Berlusconi non è stato mai battuto sul piano della competizione politica è lo stesso che lo ha fatto condannare ieri, in primo grado, a sette anni di carcere e all’interdizione perpetua. Lui incarna quello che in tedesco si chiama lo ‘zeitgeist’. Di più: il cittadino Berlusconi è stato così abile a entrare in costellazione con lo spirito del tempo da annichilirlo, se l’è mangiato, è diventato lui stesso quello spirito. Da qui, il ritardo degli avversari che non sono mai riusciti ad aggiornarsi in anima e corpo (eccezion fatta per le due, sporadiche, vittorie di Prodi nel ’96 e poi nel 2006) e l’attenzione degli inquirenti attratti dall’ormai ordinaria insubordinazione alle regole che, per carità, è la norma per chi s’identifica con lo zeitgeist. Continua a leggere

#filoroccella2013, perché i beni comuni…

stecca profOK

Eccolo il gruppo di intellettuali che, dal 24 al 28 luglio, parteciperà alla quarta edizione

della Scuola estiva di alta formazione in filosofia “Giorgio Colli” di Roccella Jonica:

Gianni Vattimo, Ugo Mattei, Piero Bevilacqua e Bruno Amoroso

e naturalmente il nostro direttore Giuseppe Cantarano

e il saluto del direttore del Dipartimento di studi umanistici dell’Unical Raffaele Perrelli

CLICCATE PER SCARICARE

IL CALL FOR SPEECH DEL COMUNE SAPERE

RISERVATO AI LAUREATI SPECIALISTICI

IN FILOSOFIA, ECONOMIA, SOCIOLOGIA, STORIA E DIRITTO Continua a leggere

Non sofista ma comunicatore business

Alzarsi alle sette meno dieci di una mattina grigia, farsi un caffè, cazzo le sigarette, infilarsi mezz’ora e più in metro e poi alle nove e venti avere conferma che non c’è cosa più del commerciale che faccia uso della comunicazione. Ecco allora sì che la giornata è già fatta, sì che abbiamo argomenti su cui discettare, parole da battere in un post. Già altre volte mi è capitato di ragionare intorno all’inedita e quanto mai attuale sovrapposizione di linguaggio e lavoro (l’ultima su questo blog in ordine di tempo). Ora voglio tornarci da capo, organizzando il discorso in tre punti. Continua a leggere

Ecco io… faccio-cose-vedo-gente

Flaminia e Michele

Flaminia e Michele

Forse sta tutto qui: ‘Ecce bombo’ è «solamente un suono». Nessuna cristologia e neanche Nietzsche c’entra. La pellicola che usciva l’otto marzo del ’78 è la celebrazione dei significanti. È l’esaltazione dell’eloquio logorroico, della chiacchiera portata al diapason, dei segni sganciati dai significati. E perciò è geniale. Poiché si misura con la materialità del linguaggio, coi nervi e i muscoli della lingua, con la produttività verbale affrancata da contenuti semantici determinati e restituita al libero uso. Da qui, l’estetica del faccio-cose-vedo-gente che mi resta nell’orecchio e che ripeto ogni volta da capo come in un’ecolalia. Continua a leggere