Game over…

Dal finale del film di Nanni Moretti

Dal finale del film di Nanni Moretti

Il ritornello che va per la maggiore dentro i partiti e sui media è che la giustizia eliminerà il Caimano. Sarà una o più d’una sentenza passata in giudicato a decretare la fine dei giochi per il protagonista del romanzo italiano dell’ultimo ventennio. Perderà a causa delle «Mani dei pm sul parlamento». Il virgolettato è sì il titolo di prima pagina del Giornale di oggi, ma compendia un esprit che pervade il detto e anche il non detto di coloro che si dicono avversari del Cav. Game over? È davvero da ipocriti ritenere di averlo battuto perché un tribunale, in coerenza con l’argomentazione accusatoria, lo interdice dai pubblici uffici. Questa non è politica. Continua a leggere

Calabro Colle/2

Cioè il criterio col quale il Pd ha scelto il candidato alla presidenza della Repubblica è quello della “condivisione“. Della larga convergenza con il Pdl e con Scelta Civica. Ma è un requisito ragionevole questo? Voglio dire: rispetto al Paese, qual è il senso di una simile scelleratezza, da che razza di taglio ha origine una decisione di questo tipo? Franco Marini capo dello stato è la conferma di un partito, quello democratico, privo di un centro di gravità, assoggettato psicologicamente al potere coatto di Silvio Berlusconi, che ne esce ancora una volta col sorriso a denti pieni. Continua a leggere

Calabro Colle

Ecco come il regresso all’infinito da dispositivo logico astratto passi a innervare la prassi sociale non esangue ma concreta, massiccia e perfino contundente. Siamo di nuovo al punto di partenza, con la differenza che ci troviamo a un livello inedito rispetto a prima. Adesso è Grillo che si appella a Bersani e che, in più, gli suggerisce il nome per il Quirinale a conferma che la partita è sempre stata doppia, Palazzo Chigi e Colle. Ma quale nome? È qui che occorre la critica. Vi prego la Gabanelli no. È una delle figure più intelligenti del giornalismo italiano, lasciamola fare il suo mestiere, non diamole il pretesto affinché pure lei si snaturi e si occupi di cose che non le competono (come peraltro ha lei stessa dichiarato). L’alternativa, seria e percorribile, ormai fatta propria da parecchi sia in rete sia sui giornali, si chiama Stefano Rodotà. Per almeno due motivi. Continua a leggere

Macché troiaio, è un’orgia

di William Hogarth

di William Hogarth

Nella puntata di ieri sera di Servizio Pubblico, l’ex assessore al Turismo della regione Sicilia, Franco Battiato, ha dichiarato che non gliene fregava nulla di fare il politico per Rosario Crocetta e ha poi smentito che il suo fosse un discorso di genere quando ha parlato delle troie in Parlamento. Troiaio, infatti, è un termine tecnico, che si assegna a un certo tipo di sistema in cui c’è chi si vende con chi, al netto della qualifica sessuale che gli appartiene. Tuttavia, a guardar meglio, piuttosto che covo di professionisti della svendita in cambio di posti e soldi e favori, il Palazzo tende alla struttura orgiastica. Sintesi delle contraddizioni e varo bacchico e autoreferenziale del Governo. Continua a leggere

Denegazione logica, psicologia democrat

cinguettio mattutino

cinguettio mattutino

Così oggi Bersani su Repubblica: «No al governissimo, altrimenti arriveranno giorni peggiori». Grossomodo così sempre il leader dei democrat prima che il Colle varasse i dieci saggi: «No al governissimo, ma fiducia in Napolitano». Sabato l’ex segretario Franceschini confessa al Corriere che è con Berlusconi che bisogna dialogare. Il Pd è in bambola come un sonnambulo e in preda al dormiveglia sogna e al mattino racconta storie tipo quelle del bimbo di Freud. Continua a leggere

La passione di Bersani

Da Fantozzi va in pensione

Da Fantozzi va in pensione

Ne ha due di croci sul groppone il segretario del Pd. È chiaro che Palazzo Chigi e Quirinale costituiscono un’unica partita. Ed è altrettanto accreditata l’ipotesi che il leader dei democrat, primo ministro in fieri, tenti di accaparrarsi il voto di fiducia dei due rami del Parlamento offrendo un capo dello Stato bipartisan. Mirando così da un lato ad accontentare il Pdl-Lega senza siglare alcun governissimo e, tuttavia, a produrre qualche transfugo, e dall’altro a mettere all’angolo i Cinque Stelle.

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Al Colle per l’ultimo democrac

Mentre scrivo, Beppe Grillo è già dentro la sala della vetrata del Quirinale. Seguiranno i capi di Pdl e Lega, poi il presidente emerito Ciampi e, infine, toccherà al Pd. Comunque vada sarà un crac. I democratici sono gli illustri sconfitti della campagna elettorale, salvati solo dal porcellum. Diranno a Napolitano di voler fare un governo del cambiamento, all’indomani dello strabismo che li ha accompagnati durante la competizione: una volta guardano al Centro, una volta a Sinistra, e adesso ai grillini. Continua a leggere