L’Ora dell’intelligenza

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Il general intellect, la principale caratteristica del lavoro umano contemporaneo, è il referente privilegiato del potere e, a un tempo, la forza capace di sovvertirlo. Proprio quando l’intelligenza generale non rivendica la propria naturale estraneità al processo produttivo diviene oggetto di governo, spietato e violento. L’odierna configurazione del capitalismo si contraddistingue dalle precedenti perché ha portato a compimento l’opera di mobilitazione delle capacità contenute in un corpo umano.

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Desiderio senza pensiero

leonardo-dicaprio-the-wolf-of-wall-street-600x372«Un pensiero che desidera, e un desiderio che pensa, e l’uomo è un principio di questa specie». È noto che questa definizione di animale umano non appartiene alla tradizione postmoderna, sebbene l’intreccio fra razionalità e irrazionalità rischia di far intendere il contrario. L’espressione, intrinsecamente materialista, è di Aristotele che la inserisce nel VI libro dell’Etica Nicomachea. Secondo l’idea guida dell’antropologia concepita dallo Stagirita, la natura umana prevede una compenetrazione di pensiero, che è sempre pensiero verbale dunque linguaggio, e pulsioni. La porzione concupiscibile della nostra anima non è separata dalla parte razionale: le spinte volitive, che pure precedono l’accesso alla ragione e alla parola, sono rimodellate dalla sintassi e dalla semantica una volta che il pensiero sia entrato nella storia naturale. Per noi umani non esistono desideri senza pensieri né pensieri senza desideri. Continua a leggere

Ovviamente gratis…

«Ovviamente la prestazione è completamente gratuita». Due avverbi di modo combinati insieme nella stessa frase stonano. Le regole della scrittura giornalistica non li accettano e neanche il buon senso del linguaggio parlato è solito strizzargli l’occhio. Tuttavia, qui il punto non è prendere l’enunciato per esaminarlo in merito alla sua poeticità (laddove poetica è la funzione linguistica deputata alla produzione delle frasi, men che mai indica lo stile di chi scrive in versi). Qui, invece, ne va della natura critica di questa frase, cioè della sua genesi in un tempo di crisi.  Continua a leggere

Soli da sparare

La canna del gas dei nostri tempi moderni s’identifica con lo stato di chi non ha più né un lavoro né la vicinanza della persona amata. Sono donne e uomini che da dentro il sistema ne finiscono fuori e, spesso, l’estromissione è irreversibile. Chi non ha un impiego o un amore vive l’eclissi delle abitudini tradizionali e, forse, non ne fa più un problema perché l’eccezione è diventata la regola. Il dramma personale che muta in tragedia, invece, vede protagonisti quelli che vengono espunti dalle trame etiche della vita associata. Così sparano. Continua a leggere

Urti e chance, oggi ne faccio 29

La vita agra (1964)

La vita agra (1964)

Meglio: oggi va in archivio il ventinovesimo anno d’età. In meno di trenta Alessandro s’inventò l’ellenismo. Qui invece non abbiamo un lavoro fisso, né una donna sempre uguale, e neanche una dimora unica. Insomma, detta così, la vedo parecchio buia e ben poco si dà a portata di mano. Siamo nomadi e sradicati, siamo dei passanti sui marciapiedi affollati. Sì lo so non mi balocco con la storia, non sono da illo tempore, o da paradiso perduto. Allora stiamo su questi cazzo di marciapiedi. Continua a leggere

Non sofista ma comunicatore business

Alzarsi alle sette meno dieci di una mattina grigia, farsi un caffè, cazzo le sigarette, infilarsi mezz’ora e più in metro e poi alle nove e venti avere conferma che non c’è cosa più del commerciale che faccia uso della comunicazione. Ecco allora sì che la giornata è già fatta, sì che abbiamo argomenti su cui discettare, parole da battere in un post. Già altre volte mi è capitato di ragionare intorno all’inedita e quanto mai attuale sovrapposizione di linguaggio e lavoro (l’ultima su questo blog in ordine di tempo). Ora voglio tornarci da capo, organizzando il discorso in tre punti. Continua a leggere

Torelli Viollier: Il mio Corriere bucato…

Milano - Villaggio dei giornalisti

Milano – Villaggio dei giornalisti

Il CorSera buca due uscite, quella di mercoledì e quella di giovedì. La nota stampa del Cdr aggiunge che neanche il sito internet sarà aggiornato. Rientrando in via Torelli Viollier, il pensiero riavvolge il nastro della storia e va indietro di un secolo e mezzo circa, quando nel 1876 questo napoletano conservatore dà alle stampe il primo numero del celebre quotidiano. Eugenio Torelli, che dopo la morte della madre francese Josephine ne ereditò il cognome, era un cronista di politica, amico di Alexandre Dumas padre e cavouriano convinto. Continua a leggere