Calabro Colle/3

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Calabro Colle/2

Cioè il criterio col quale il Pd ha scelto il candidato alla presidenza della Repubblica è quello della “condivisione“. Della larga convergenza con il Pdl e con Scelta Civica. Ma è un requisito ragionevole questo? Voglio dire: rispetto al Paese, qual è il senso di una simile scelleratezza, da che razza di taglio ha origine una decisione di questo tipo? Franco Marini capo dello stato è la conferma di un partito, quello democratico, privo di un centro di gravità, assoggettato psicologicamente al potere coatto di Silvio Berlusconi, che ne esce ancora una volta col sorriso a denti pieni. Continua a leggere

Calabro Colle

Ecco come il regresso all’infinito da dispositivo logico astratto passi a innervare la prassi sociale non esangue ma concreta, massiccia e perfino contundente. Siamo di nuovo al punto di partenza, con la differenza che ci troviamo a un livello inedito rispetto a prima. Adesso è Grillo che si appella a Bersani e che, in più, gli suggerisce il nome per il Quirinale a conferma che la partita è sempre stata doppia, Palazzo Chigi e Colle. Ma quale nome? È qui che occorre la critica. Vi prego la Gabanelli no. È una delle figure più intelligenti del giornalismo italiano, lasciamola fare il suo mestiere, non diamole il pretesto affinché pure lei si snaturi e si occupi di cose che non le competono (come peraltro ha lei stessa dichiarato). L’alternativa, seria e percorribile, ormai fatta propria da parecchi sia in rete sia sui giornali, si chiama Stefano Rodotà. Per almeno due motivi. Continua a leggere

La passione di Bersani

Da Fantozzi va in pensione

Da Fantozzi va in pensione

Ne ha due di croci sul groppone il segretario del Pd. È chiaro che Palazzo Chigi e Quirinale costituiscono un’unica partita. Ed è altrettanto accreditata l’ipotesi che il leader dei democrat, primo ministro in fieri, tenti di accaparrarsi il voto di fiducia dei due rami del Parlamento offrendo un capo dello Stato bipartisan. Mirando così da un lato ad accontentare il Pdl-Lega senza siglare alcun governissimo e, tuttavia, a produrre qualche transfugo, e dall’altro a mettere all’angolo i Cinque Stelle.

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Al Colle per l’ultimo democrac

Mentre scrivo, Beppe Grillo è già dentro la sala della vetrata del Quirinale. Seguiranno i capi di Pdl e Lega, poi il presidente emerito Ciampi e, infine, toccherà al Pd. Comunque vada sarà un crac. I democratici sono gli illustri sconfitti della campagna elettorale, salvati solo dal porcellum. Diranno a Napolitano di voler fare un governo del cambiamento, all’indomani dello strabismo che li ha accompagnati durante la competizione: una volta guardano al Centro, una volta a Sinistra, e adesso ai grillini. Continua a leggere

Saggio di regime post-rappresentativo

Fonte: giornalettismo.com

Fonte: giornalettismo.com

Volendo fornire una lettura disinteressata dell’esito del voto politico di una settimana fa e, dunque, dell’affermazione dei Cinque Stelle, allora è opportuno sposare l’approccio dei filosofi della storia. Cioè abbandonare il terreno degli analisti politici di professione e abbracciare categorie di pensiero più larghe. Nel mirino c’è un paradigma della vita associata, quello che fa capo alla democrazia rappresentativa. Questo sistema, nell’epoca del regime economico post-fordista, è messo alle corde e il pregio del M5S è di segnalarlo. Non importa quanto Grillo e Casaleggio e i loro follower siano consapevoli di ciò. Non è una questione di psicologia, semmai è sociologica. Continua a leggere

La moltitudine del Grillo

Il mio amico giornalista Alfonso Bombini ieri in un post su Facebook restituisce il core business di un articolo di Carlo Freccero apparso in mattinata su il Manifesto. «La moltitudine del Grillo». Espressione in cui spicca il concetto di multitudo, di spinoziana ma anche di hobbesiana memoria, forma del corpo sociale contrapposta a quella di popolo e, dunque, troppo larga per restare stipata sotto il cappello dello Stato centrale modernamente inteso. Moltitudine, insomma, ripresa in maniera assai pregevole negli scritti di Toni Negri e di Paolo Virno. Seguendo l’analisi di Freccero, quella scoperchiata da Grillo è una e-multitudo, la cui dimora preferita è il web, il «territorio dei nuovi media». Continua a leggere