Game over…

Dal finale del film di Nanni Moretti

Dal finale del film di Nanni Moretti

Il ritornello che va per la maggiore dentro i partiti e sui media è che la giustizia eliminerà il Caimano. Sarà una o più d’una sentenza passata in giudicato a decretare la fine dei giochi per il protagonista del romanzo italiano dell’ultimo ventennio. Perderà a causa delle «Mani dei pm sul parlamento». Il virgolettato è sì il titolo di prima pagina del Giornale di oggi, ma compendia un esprit che pervade il detto e anche il non detto di coloro che si dicono avversari del Cav. Game over? È davvero da ipocriti ritenere di averlo battuto perché un tribunale, in coerenza con l’argomentazione accusatoria, lo interdice dai pubblici uffici. Questa non è politica. Continua a leggere

L&B, tertium non datur

O è così oppure semplicemente non è. Il ripudio della contraddizione si perde nella notte dei tempi e risale perlomeno al dettato parmenideo che espungeva il non-essere dal mondo e dai discorsi. Ma com’è noto è stato Aristotele a formalizzare il principio in un celebre passaggio della Metafisica. Non è possibile affermare A e contemporaneamente negarla secondo le medesime caratteristiche e gli stessi attributi. O è A oppure non è A. La terza via è esclusa. La logica classica fa da basso continuo al neonato governo guidato da Enrico Letta in condominio con Angelino Alfano cioè con l’ex antagonista Silvio Berlusconi. Continua a leggere

Soli da sparare

La canna del gas dei nostri tempi moderni s’identifica con lo stato di chi non ha più né un lavoro né la vicinanza della persona amata. Sono donne e uomini che da dentro il sistema ne finiscono fuori e, spesso, l’estromissione è irreversibile. Chi non ha un impiego o un amore vive l’eclissi delle abitudini tradizionali e, forse, non ne fa più un problema perché l’eccezione è diventata la regola. Il dramma personale che muta in tragedia, invece, vede protagonisti quelli che vengono espunti dalle trame etiche della vita associata. Così sparano. Continua a leggere

Calabro Colle/2

Cioè il criterio col quale il Pd ha scelto il candidato alla presidenza della Repubblica è quello della “condivisione“. Della larga convergenza con il Pdl e con Scelta Civica. Ma è un requisito ragionevole questo? Voglio dire: rispetto al Paese, qual è il senso di una simile scelleratezza, da che razza di taglio ha origine una decisione di questo tipo? Franco Marini capo dello stato è la conferma di un partito, quello democratico, privo di un centro di gravità, assoggettato psicologicamente al potere coatto di Silvio Berlusconi, che ne esce ancora una volta col sorriso a denti pieni. Continua a leggere

Calabro Colle

Ecco come il regresso all’infinito da dispositivo logico astratto passi a innervare la prassi sociale non esangue ma concreta, massiccia e perfino contundente. Siamo di nuovo al punto di partenza, con la differenza che ci troviamo a un livello inedito rispetto a prima. Adesso è Grillo che si appella a Bersani e che, in più, gli suggerisce il nome per il Quirinale a conferma che la partita è sempre stata doppia, Palazzo Chigi e Colle. Ma quale nome? È qui che occorre la critica. Vi prego la Gabanelli no. È una delle figure più intelligenti del giornalismo italiano, lasciamola fare il suo mestiere, non diamole il pretesto affinché pure lei si snaturi e si occupi di cose che non le competono (come peraltro ha lei stessa dichiarato). L’alternativa, seria e percorribile, ormai fatta propria da parecchi sia in rete sia sui giornali, si chiama Stefano Rodotà. Per almeno due motivi. Continua a leggere

Macché troiaio, è un’orgia

di William Hogarth

di William Hogarth

Nella puntata di ieri sera di Servizio Pubblico, l’ex assessore al Turismo della regione Sicilia, Franco Battiato, ha dichiarato che non gliene fregava nulla di fare il politico per Rosario Crocetta e ha poi smentito che il suo fosse un discorso di genere quando ha parlato delle troie in Parlamento. Troiaio, infatti, è un termine tecnico, che si assegna a un certo tipo di sistema in cui c’è chi si vende con chi, al netto della qualifica sessuale che gli appartiene. Tuttavia, a guardar meglio, piuttosto che covo di professionisti della svendita in cambio di posti e soldi e favori, il Palazzo tende alla struttura orgiastica. Sintesi delle contraddizioni e varo bacchico e autoreferenziale del Governo. Continua a leggere

Ho visto un’elite

Gaetano Mosca

Gaetano Mosca

Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto ritenevano che la massa fosse incapace ad autogovernarsi, quindi, che la democrazia non avesse luogo a procedere. La teoria dell’elite per loro non era un’eccezione ma la regola. Non era anti-democratica, ma fin da subito a-democratica. E attribuiva il potere a un gruppo di “scelti”. La classe politica per Mosca e Pareto si identificava con la crème de la crème, con i migliori su piazza, con un’aristocrazia appunto. Con una squadra ristretta di saggi. Continua a leggere