Quelli che… il calcio e l’orgasmo

Col corpo che via via raggiunge il massimo della tensione e i nervi che diventano duri come di marmo, raccolgo la sfera evitando l’out. Lingua rossa in mezzo ai denti e battito in crescendo, mi incuneo e penetro dentro la retrovia, azzerando ogni chance di difesa avversaria. Adesso è mia, solo mia, faccio breccia. Continua a leggere

Belli e bravi e… Mostri brutti e cattivi

Siamo la generazione di quelli belli e bravi programmati per ricevere e dare pacche sulle spalle. Nulla di più. Siamo quelli educati in anima e corpo, così edulcorati che anche alla chiesa sale il diabete a mille. Agli occhi degli altri siamo carini e felici perfino perfetti, che cazzata più corposa non può essere pensata in questo mondo qua. Siamo fantasmi, rischiamo di essere impalpabili, de-formati da una morale vincente che ci costringe dentro cento caverne. Spettri a caccia di spiriti, falsi e ipocriti e vigliacchi. Noi siamo anche questa generazione qui, nata negli ottanta, che ha visto i novanta, che vive i duemila e che ancora va in in cerca di un pezzo di vita.
Il torracchione c’ha rotto. C’ha portato ai limiti di una condotta che si vuole semplicemente umana. Destinati ancora per quanto a essere mostri brutti e cattivi?

Il cibo è l’angoscia delle mamme

Sì proprio così si sono dette due amiche mamme. Era quasi l’ora di pranzo e il discorso verteva sul “mangiare”, su che cosa cucinare. L’argomento pesa al punto da angosciare le cuoche, perché stare ai fornelli è vissuto alla stregua di un dovere, di un obbligo, di un lavoro. E vi prego: non è la storia melodrammatica della signora vittima del marito-padrone. Anche le mogli professioniste ed emancipate si fanno prendere dall’ansia da spaghetto. Il denominatore comune? Donne del Sud, che sebbene si aprano al mondo non riescono a smettere i panni delle femmine ancorate alla terra, al sole, alla famiglia, alla casa, ai figli, al sostentamento dell’ambiente domestico.

Un americano a Roma

Un americano a Roma

L’angoscia nei confronti del cibo anestetizza il desiderio e il senso di felicità che può raggiungersi mangiando. Perché dare di forchetta non è un’attività finalizzata solamente a mantenersi in vita. Cucinare e sedersi a tavola sono gli ingredienti di un rito, di un’abitudine tipicamente umana che sì riproduce l’esistenza, ma non è un’operazione strumentale come accade nel resto del regno animale. Maneggiare padelle, farsi un piatto di pasta, bere vino: tutta roba esonerata da uno scopo immediato, che si colora di arte e sentimento e conviavialità… se solo non ci si facesse prendere da inutili colpi al cuore!

Questo andirivieni che chiamano vita

Una continua rincorsa di cose strafatte, non fatte o fatte a metà. Ogni biografia che desidera un briciolo di felicità ha da cavarsela con un tira e molla infinito, che tiene insieme la materia amorfa e le sue singole realizzazioni concrete.

La bellezza risiede nella mai compiuta fine di questo andirivieni fra potenza e atto, possibile e reale, caos e cosmo.

Parole da dire e parole dette.