sCOMUNIcati

bindi_bersani_lettaNon solo e non tanto perché, a valle delle macerie rimaste sul campo dopo la ri-elezione del presidente Napolitano, la direzione del partito si è azzerata. Ma i capitani del Pd, che adesso non rimane se non metterli in minoranza e liquidarli del tutto, sono un manipolo di “s-comuni-cati” poiché hanno delegittimato la teoria politica, giuridica e filosofica dei Beni Comuni. Sono letteralmente fuori dal dialogo con un pezzo di tempo presente che questa teoria mette a tema, ne sono estromessi. Rispetto allo Zeitgeist non fanno né la parte dei vincitori né quella dei critici. Sono capaci solo di perdere. Continua a leggere

Calabro Colle

Ecco come il regresso all’infinito da dispositivo logico astratto passi a innervare la prassi sociale non esangue ma concreta, massiccia e perfino contundente. Siamo di nuovo al punto di partenza, con la differenza che ci troviamo a un livello inedito rispetto a prima. Adesso è Grillo che si appella a Bersani e che, in più, gli suggerisce il nome per il Quirinale a conferma che la partita è sempre stata doppia, Palazzo Chigi e Colle. Ma quale nome? È qui che occorre la critica. Vi prego la Gabanelli no. È una delle figure più intelligenti del giornalismo italiano, lasciamola fare il suo mestiere, non diamole il pretesto affinché pure lei si snaturi e si occupi di cose che non le competono (come peraltro ha lei stessa dichiarato). L’alternativa, seria e percorribile, ormai fatta propria da parecchi sia in rete sia sui giornali, si chiama Stefano Rodotà. Per almeno due motivi. Continua a leggere

Lugano, Wittgenstein: Il signor N.N. è morto ma sfonda alle comunali

da Infoinsubria

da Infoinsubria

Alle europee del 1984 l’effetto Berlinguer portò il Partito comunista italiano a sorpassare la Democrazia Cristiana. Accadde per la prima volta nella storia e fu anche l’unica. Ai punti percentuali finì con uno scarto dello 0,3, altrimenti sarebbe stato un pari a quota 33. Il segretario era già morto l’11 giugno, sei giorni prima delle consultazioni in cui correva come capolista defunto. Domenica, alle comunali di Lugano ha vinto la Lega ticinese (primo partito con oltre il 35 percento dei consensi) grazie ai novemila voti incassati dal leader Giuliano Bignasca, passato a miglior vita lo scorso sette marzo. Il rito delle elezioni resta impermeabile anche davanti al non esserci più dei candidati, poiché quel nome sulla lista è un fatto pubblico che non si annulla col trapasso di chi lo possiede. Continua a leggere

Ho visto un’elite

Gaetano Mosca

Gaetano Mosca

Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto ritenevano che la massa fosse incapace ad autogovernarsi, quindi, che la democrazia non avesse luogo a procedere. La teoria dell’elite per loro non era un’eccezione ma la regola. Non era anti-democratica, ma fin da subito a-democratica. E attribuiva il potere a un gruppo di “scelti”. La classe politica per Mosca e Pareto si identificava con la crème de la crème, con i migliori su piazza, con un’aristocrazia appunto. Con una squadra ristretta di saggi. Continua a leggere

Al Colle per l’ultimo democrac

Mentre scrivo, Beppe Grillo è già dentro la sala della vetrata del Quirinale. Seguiranno i capi di Pdl e Lega, poi il presidente emerito Ciampi e, infine, toccherà al Pd. Comunque vada sarà un crac. I democratici sono gli illustri sconfitti della campagna elettorale, salvati solo dal porcellum. Diranno a Napolitano di voler fare un governo del cambiamento, all’indomani dello strabismo che li ha accompagnati durante la competizione: una volta guardano al Centro, una volta a Sinistra, e adesso ai grillini. Continua a leggere

La moltitudine del Grillo

Il mio amico giornalista Alfonso Bombini ieri in un post su Facebook restituisce il core business di un articolo di Carlo Freccero apparso in mattinata su il Manifesto. «La moltitudine del Grillo». Espressione in cui spicca il concetto di multitudo, di spinoziana ma anche di hobbesiana memoria, forma del corpo sociale contrapposta a quella di popolo e, dunque, troppo larga per restare stipata sotto il cappello dello Stato centrale modernamente inteso. Moltitudine, insomma, ripresa in maniera assai pregevole negli scritti di Toni Negri e di Paolo Virno. Seguendo l’analisi di Freccero, quella scoperchiata da Grillo è una e-multitudo, la cui dimora preferita è il web, il «territorio dei nuovi media». Continua a leggere