L’iride sopra Santiago

arcobalenoIl film è già bello sulla soglia e poi ancora prima della fine quando Pablo Larrain mostra i titoli di testa e di coda sfogliati su pagine sporcate di vecchiaia. Il giallognolo colora tutta la pellicola che si sviluppa sul tenore di un noir politico e che mescola insieme immagini di repertorio di venticinque anni fa e scene girate con camere dell’epoca, senza soluzione di continuità fra realtà e immaginario. È il Cile del 1988. Il generale Augusto Pinochet indice il referendum che lo detronizzerà. In No – I giorni dell’arcobaleno sono due gli elementi decisivi fin da subito rilevabili nel titolo ma non del tutto evidenti e dispiegati nel loro carico simbolico. Il primo è la chance, finalmente da cogliere, di negare il regime militare e di re-instaurare un governo democraticamente eletto. Il secondo è l’arco policromo preso a logotipo dagli oppositori per sponsorizzare il fronte del No. Ecco l’Iride sopra Santiago. Continua a leggere

Tornatore, il nano e il falso d’autore

L’ultimo film del regista di Bagheria, ormai in sala da un mese, è un tentativo di sprovincializzare il suo lavoro pregresso. Al netto delle critiche negative, a me che non sono uno scienziato del cinema, la prova è piaciuta. E sono due gli aspetti che voglio segnalare. Il primo è un dato specifico, un elemento proprio della pellicola, si direbbe un aspetto diegetico; il secondo individua l’argomento generale cui Tornatore tende, il tema su cui La migliore offerta si staglia. L’uno è il personaggio dell’automa, l’altro è l’argomento del falso. Continua a leggere

Calvino, Benjamin e le mille e una città

Valdarada, omaggio di Pedro Cano

Valdarada, omaggio di Pedro Cano

«Non sarà allora che il tempo che meglio le contrassegna è il futuro anteriore?». Se lo chiede Franco Marcoaldi, in coda a un bel pezzo pubblicato su La Repubblica dell’11 agosto 2009, a proposito delle Città di Italo Calvino. Cinquantacinque metropoli che saranno state così nell’immaginario di Marco Polo, nel racconto che il veneziano offre alle orecchie orientali del Gran Kan. Continua a leggere

Appuntamento al futuro

Bravo

Bravo

E’ la formula con cui Michele Santoro si è congedato dall’ultima puntata di Servizio pubblico. Non ha potuto dire: “Ci vediamo l’anno venturo”. Non ha certezze. ‘Appuntamento al futuro’ è la metafora dell’epoca contemporanea che è ben lontana dal contare su porzioni precise di tempi e spazi. Il rendez-vous da venire è sinonimo di un presente frenetico, impegnato a darsi un futuro, memore del passato che è stato.

 

Paul Klee, Angelus Novus

Paul Klee, Angelus Novus

La frase di Santoro mi ha fatto tornare alla mente l’immagine dell’angelo della storia di Benjamin: l’asessuato calato nell’ora di un attimo che guarda all’indietro e prosegue in avanti.