Desiderio senza pensiero

leonardo-dicaprio-the-wolf-of-wall-street-600x372«Un pensiero che desidera, e un desiderio che pensa, e l’uomo è un principio di questa specie». È noto che questa definizione di animale umano non appartiene alla tradizione postmoderna, sebbene l’intreccio fra razionalità e irrazionalità rischia di far intendere il contrario. L’espressione, intrinsecamente materialista, è di Aristotele che la inserisce nel VI libro dell’Etica Nicomachea. Secondo l’idea guida dell’antropologia concepita dallo Stagirita, la natura umana prevede una compenetrazione di pensiero, che è sempre pensiero verbale dunque linguaggio, e pulsioni. La porzione concupiscibile della nostra anima non è separata dalla parte razionale: le spinte volitive, che pure precedono l’accesso alla ragione e alla parola, sono rimodellate dalla sintassi e dalla semantica una volta che il pensiero sia entrato nella storia naturale. Per noi umani non esistono desideri senza pensieri né pensieri senza desideri. Continua a leggere

L&B, tertium non datur

O è così oppure semplicemente non è. Il ripudio della contraddizione si perde nella notte dei tempi e risale perlomeno al dettato parmenideo che espungeva il non-essere dal mondo e dai discorsi. Ma com’è noto è stato Aristotele a formalizzare il principio in un celebre passaggio della Metafisica. Non è possibile affermare A e contemporaneamente negarla secondo le medesime caratteristiche e gli stessi attributi. O è A oppure non è A. La terza via è esclusa. La logica classica fa da basso continuo al neonato governo guidato da Enrico Letta in condominio con Angelino Alfano cioè con l’ex antagonista Silvio Berlusconi. Continua a leggere

Sul sesso degli antipodi in una conversazione distratta in volo

Tranquilli non c’è nulla di hot, niente che possa provocare sentimenti precoci di eccitazione o sdegno. E’ solo un modo per guardare alla sacca di desiderio che comunque ci portiamo dietro, nonostante le facce pulite (l’uomo è “pensiero desiderante o desiderio pensante”, dall’Etica Nicomachea di Aristotele, che accede i riflettori sul fondo biologico pulsionale riorganizzato ad hoc da quegli animali dotati di pensiero verbale che sono gli uomini).

In aereo si raccontava di un tizio andato in vacanza in Oriente, nei pressi del sub continente indiano. Lì ha scoperto la natura. Ha scoperto che le donne e gli uomini di quel pezzo di mondo non hanno filtri a proposito della concretizzazione fisica di un’affinità elettiva. Per loro è un rito, una maniera per redimersi, per sentirsi felici e appagati di mente e di corpo, senza alcuna altra appendice occidentalmente sentimentale. Ha un che di religioso, di liturgico. Certo, c’è chi lo fa e ci guadagna, ma al netto dell’incasso resta quell’approccio terra terra al piacere che non conosce ansie, che mostra abitudini diverse dalle nostre, stili agli antipodi. Come l’indigena dal seno nudo che ha accolto Kate, la duchessa british ripresa in topless dai paparazzi e ‘ripresa’ nel costume dalla nonna.

topless

topless o non topless?