Soli da sparare

La canna del gas dei nostri tempi moderni s’identifica con lo stato di chi non ha più né un lavoro né la vicinanza della persona amata. Sono donne e uomini che da dentro il sistema ne finiscono fuori e, spesso, l’estromissione è irreversibile. Chi non ha un impiego o un amore vive l’eclissi delle abitudini tradizionali e, forse, non ne fa più un problema perché l’eccezione è diventata la regola. Il dramma personale che muta in tragedia, invece, vede protagonisti quelli che vengono espunti dalle trame etiche della vita associata. Così sparano. Continua a leggere

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Mondo, finiscila…

Quello della fine del mondo è un sentimento specie specifico che segna la relazione degli uomini con la realtà tutt’intorno. Non è, dunque, un’emergenza ma si tratta di un aspetto regolare dell’affettività tipicamente umana. Da un lato, lo dimostrano le tante fini del mondo che si sono succedute nel corso degli anni e che già, per intenderci, al giro di boa del pimo millenio ha tenuto in ansia i medioevali e che poi all’ingresso del 2000 ha quasi strozzato in gola lo spumante ai veglioni dei postmoderni. Dall’altro, la fine del mondo va letta nella sua qualità di tratto antropologico imprescindibile per la specie Sapiens sapiens. Continua a leggere

Il cibo è l’angoscia delle mamme

Sì proprio così si sono dette due amiche mamme. Era quasi l’ora di pranzo e il discorso verteva sul “mangiare”, su che cosa cucinare. L’argomento pesa al punto da angosciare le cuoche, perché stare ai fornelli è vissuto alla stregua di un dovere, di un obbligo, di un lavoro. E vi prego: non è la storia melodrammatica della signora vittima del marito-padrone. Anche le mogli professioniste ed emancipate si fanno prendere dall’ansia da spaghetto. Il denominatore comune? Donne del Sud, che sebbene si aprano al mondo non riescono a smettere i panni delle femmine ancorate alla terra, al sole, alla famiglia, alla casa, ai figli, al sostentamento dell’ambiente domestico.

Un americano a Roma

Un americano a Roma

L’angoscia nei confronti del cibo anestetizza il desiderio e il senso di felicità che può raggiungersi mangiando. Perché dare di forchetta non è un’attività finalizzata solamente a mantenersi in vita. Cucinare e sedersi a tavola sono gli ingredienti di un rito, di un’abitudine tipicamente umana che sì riproduce l’esistenza, ma non è un’operazione strumentale come accade nel resto del regno animale. Maneggiare padelle, farsi un piatto di pasta, bere vino: tutta roba esonerata da uno scopo immediato, che si colora di arte e sentimento e conviavialità… se solo non ci si facesse prendere da inutili colpi al cuore!