L’enfant sauvage

renziA destra e a sinistra vi è un sostanziale accordo nell’attribuire a Matteo Renzi il ruolo di vincitore assoluto sul ring della politica italiana all’indomani della collocazione di Silvio Berlusconi lontano dal centro del quadrato. La scalata al potere si è concretizzata a ritmo futurista, mietendo vittime fra gli avversarsi e concludendosi col tragicomico fratricidio di Enrico Letta. Continua a leggere

M&S, le “nuove” affinità elettive

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Vi è una grossa differenza fra Goethe e la narrazione politica italiana. Lo scarto non consiste nell’abisso che pur separa il genio dell’Autore dai cervelli formato bonsai dei rappresentanti nostrani. Non è, dunque, una questione poetica, relativa cioè alla fattura delle rispettive opere: di un romanzo oppure di un’iniziativa parlamentare. Si tratta piuttosto di un fatto estetico, riconducibile alla modalità in cui le une e le altre opere sono percepite dal pubblico. La storia di Goethe provocò disgusto ai palati fini della borghesia colta e moraleggiante della Germania di inizio ‘800; l’attività dei politici italiani non desta, invece, nessuno sconcerto, è l’esito naturale della spoliticizzazione del potere.

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Sud e letteratura/1

Su il manifesto del 18 novembre 2013 Franco Arminio scrive un articolo dal titolo “C’è una questione meridionale anche in libreria”. Volendo così prendere posizione contro la letteratura sul meridione prodotta da chi il meridione non lo vive ma lo osserva distrattamente da lontano. La conclusione cui giunge l’autore ridetermina il rapporto fra parole e potere, assegnando al linguaggio il compito di indirizzare la politica:

Il Sud raccontato male alla fine è facile

che sia governato male.

Nei successivi post pubblico le recensioni a due libri sul Sud: il primo è “Aspra Calabria” dell’antitaliano Giorgio Bocca e il secondo è “Il grande Otto” del giornalista catanzarese Bruno Gemelli. Due volumi diversi, realizzati in tempi lontani da due persone distanti per carattere ed esperienze, nei quali però vorrei rintracciare una medesima tensione al bene.

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Game over…

Dal finale del film di Nanni Moretti

Dal finale del film di Nanni Moretti

Il ritornello che va per la maggiore dentro i partiti e sui media è che la giustizia eliminerà il Caimano. Sarà una o più d’una sentenza passata in giudicato a decretare la fine dei giochi per il protagonista del romanzo italiano dell’ultimo ventennio. Perderà a causa delle «Mani dei pm sul parlamento». Il virgolettato è sì il titolo di prima pagina del Giornale di oggi, ma compendia un esprit che pervade il detto e anche il non detto di coloro che si dicono avversari del Cav. Game over? È davvero da ipocriti ritenere di averlo battuto perché un tribunale, in coerenza con l’argomentazione accusatoria, lo interdice dai pubblici uffici. Questa non è politica. Continua a leggere

L&B, tertium non datur

O è così oppure semplicemente non è. Il ripudio della contraddizione si perde nella notte dei tempi e risale perlomeno al dettato parmenideo che espungeva il non-essere dal mondo e dai discorsi. Ma com’è noto è stato Aristotele a formalizzare il principio in un celebre passaggio della Metafisica. Non è possibile affermare A e contemporaneamente negarla secondo le medesime caratteristiche e gli stessi attributi. O è A oppure non è A. La terza via è esclusa. La logica classica fa da basso continuo al neonato governo guidato da Enrico Letta in condominio con Angelino Alfano cioè con l’ex antagonista Silvio Berlusconi. Continua a leggere

sCOMUNIcati

bindi_bersani_lettaNon solo e non tanto perché, a valle delle macerie rimaste sul campo dopo la ri-elezione del presidente Napolitano, la direzione del partito si è azzerata. Ma i capitani del Pd, che adesso non rimane se non metterli in minoranza e liquidarli del tutto, sono un manipolo di “s-comuni-cati” poiché hanno delegittimato la teoria politica, giuridica e filosofica dei Beni Comuni. Sono letteralmente fuori dal dialogo con un pezzo di tempo presente che questa teoria mette a tema, ne sono estromessi. Rispetto allo Zeitgeist non fanno né la parte dei vincitori né quella dei critici. Sono capaci solo di perdere. Continua a leggere