Ne abbiamo facoltà

FiloRoccella 24-28 luglio 2013, forum su Mario Alcaro a Placanica

FiloRoccella 24-28 luglio 2013, forum su Mario Alcaro a Placanica

Sapete quando i senatori o i deputati si riuniscono e il presidente della seduta dà diritto di parola ai colleghi pronunciando la formula «ne ha facoltà». Ecco, io intendo tutto il contrario. Non qualcuno che concede la possibilità di parlare a qualcun altro, in nome di un rapporto gerarchico che legittima il gesto, ma la realizzazione di un contesto in cui la libertà di linguaggio regna sovrana. Mi pare che, restando sulla soglia degli argomenti di volta in volta discussi, la Scuola estiva di filosofia di Roccella abbia da rivendicare proprio una simile prerogativa.

La settimana fitta di lezioni e dibattiti, fuori e dentro gli spazi e gli orari calendarizzati, produce una situazione in cui torna d’attualità l’infanzia. Si ripete, cioè, quel periodo della vita ancora muto e perciò condizione di possibilità dell’azione dialogica. Gli incontri e i seminari, la piazza, le cene e le passeggiate sulla spiaggia concepiscono un ambiente in cui alligna il trascendentale del verbo. Per sette giorni, la facoltà di linguaggio mette le tende in riva allo jonio, in barba alle ricette psicologiste e individualiste delle scienze cognitive e a conferma, invece, della radicale politicità della lingua.

A Roccella, durante la Scuola, il dato di partenza è l’afasia come dimensione connaturata al linguaggio inteso non in quanto complesso di discorsi già detti, ma in qualità di potenza del dire. Non esiste un elenco di locutori e di contenuti già completo: il cronoprogramma della rassegna non esaurisce l’insieme delle relazioni dialogiche che si configurano. Mentre ascolta, la moltitudine porta a maturazione il linguaggio, quindi, prende parola e dice. In maniera del tutto libera, senza obbedire ad alcun potere che non sia quello interno all’assemblea.

La Scuola non è un festival. Le distanze sono ridotte, la comunicazione fatica qui è di casa. Chi non parla, ha la chance di farlo. Sempre, a ogni ora.

Nell’epoca del capitalismo cognitivo, con il linguaggio e gli affetti mobilitati dalla teoria merceologica del valore, diventa un dato politico forte la costituzione di un’esperienza in rotta di collisione con la logica dominante, che nel caso del settore “cultura” si identifica con lo show-business. A Roccella, il linguaggio si riprende la libertà che in coerenza col proprio statuto gli appartiene. Liberato dal salario e dal profitto.

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