Matto o comunista

Fuori dalla porta

Fuori dalla porta

Ieri ho visto L’udienza di Marco Ferreri. Un film post ’68, che apre all’immaginario della lotta contro il potere degli anni ’70, meno poetica e più prosaica di quella del decennio precedente. Chiesa e polizia e puttane fino alla morte. Un ufficiale in congedo bighellona per il Vaticano in cerca di un pertugio per accedere al Palazzo. Vuole il Papa. Deve parlargli. Ma sbatte addosso alla burocrazia e alle guardie, trovando un temporaneo ricovero tra le braccia di una prostituta di cui s’innamora prima di schiattare di fede da solo tra le colonne di San Pietro. Enzo Jannacci interpreta il cattolicissimo Amedeo, personaggio ambiguo, di quell’ambivalenza tipicamente umana, dotato di una condotta senza centro di gravità, irrazionale perché pensa all’impossibile. Amedeo è l’escluso. È l’uomo messo fuori dalla porta dal potere costituito: il potere lo trattiene, lo ghettizza, lo incarcera, lo dà per pazzo o per comunista. Il dialogo fra le parti sta a zero, nonostante i tentativi di aiutarlo da parte di alcuni potenti che, tuttavia, si dimostrano bravi professionisti della politica e, quindi, sprovvisti di sensibilità d’animo. L’assolutizzazione del potere scaccia via Amedeo che quell’imposizione vorrebbe contraddire, sradicandolo dal circuito delle abitudini, degli affetti e dei rapporti quotidiani. Un po’ di vita gliela dà Aiche, un’esplosiva Claudia Cardinale, che lo ascolta e lo ama. L’happy end però esiste soltanto in Pretty Woman, qui lui perde pure la puttana che lo sostituisce con il commissario Diaz-Tognazzi.

Il film, ricchissimo di metafore e ciclico, che finisce così come inizia, con un’ennesima richiesta di udienza privata, mette in chiaro la geometria dei rapporti di forza della modernità, gli stessi che abbiamo davanti agli occhi oggi. Chi non è dalla parte dei vincenti, oltre a essere un perdente, è anche un diverso, uno straniero. Fuori moda, senza casa, senza famiglia, senza lavoro, senza amici, davanti al regime sei un folle. Uno stralunato capace solo di morire oppure di uccidere.

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