Soli da sparare

La canna del gas dei nostri tempi moderni s’identifica con lo stato di chi non ha più né un lavoro né la vicinanza della persona amata. Sono donne e uomini che da dentro il sistema ne finiscono fuori e, spesso, l’estromissione è irreversibile. Chi non ha un impiego o un amore vive l’eclissi delle abitudini tradizionali e, forse, non ne fa più un problema perché l’eccezione è diventata la regola. Il dramma personale che muta in tragedia, invece, vede protagonisti quelli che vengono espunti dalle trame etiche della vita associata. Così sparano. Inforcano la pistola per uccidersi o per uccidere. In entrambi i casi desiderano farla finita con un mondo con cui non riescono a stabilire alcuna corrispondenza. Passano dalla noia alla depressione cronica. Sono apatici ma soprattutto afasici. È che gente che non si parla più e che fa fatica ad allacciare relazioni sociali con congiunti e amici e conoscenti. Si tratta di personaggi rimasti al di qua dei circuiti simbolici e affettivi cui fino a ieri facevano riferimento. Il posto fisso, la famiglia, il partito, la chiesa, il bar…

L’ex operaio edile Luigi Preiti cercava la morte di un pezzo di potere, cioè di quello rappresentato dai politici e cercava pure la sua di fine. «Sparatemi, ammazzatemi». Non avendo più colpi nella sua 7,65 ha chiesto aiuto ai colleghi dei carabinieri rimasti feriti mentre lo placcavano a terra. Una vicenda di delirio non patologico poco prima di mezzogiorno, davanti al portone principale di Palazzo Chigi, a un tiro di schioppo dal battesimo del consiglio dei ministri del governo Pd-Pdl guidato dalla strana coppia Letta-Alfano. Subito dopo il fatto, appena la notizia è trapelata al Quirinale, nella sala del giuramento, la parola chiave bipartisan è stata ‘sgomento’. Choc. Afasia. Appunto.

P.S. Certo, il termine ‘sgomento’, ma poi anche ‘responsabilità’, ‘folle’, ‘calabrese’ e, dunque, ‘ndrangheta’.

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