Lugano, Wittgenstein: Il signor N.N. è morto ma sfonda alle comunali

da Infoinsubria

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Alle europee del 1984 l’effetto Berlinguer portò il Partito comunista italiano a sorpassare la Democrazia Cristiana. Accadde per la prima volta nella storia e fu anche l’unica. Ai punti percentuali finì con uno scarto dello 0,3, altrimenti sarebbe stato un pari a quota 33. Il segretario era già morto l’11 giugno, sei giorni prima delle consultazioni in cui correva come capolista defunto. Domenica, alle comunali di Lugano ha vinto la Lega ticinese (primo partito con oltre il 35 percento dei consensi) grazie ai novemila voti incassati dal leader Giuliano Bignasca, passato a miglior vita lo scorso sette marzo. Il rito delle elezioni resta impermeabile anche davanti al non esserci più dei candidati, poiché quel nome sulla lista è un fatto pubblico che non si annulla col trapasso di chi lo possiede. Berlinguer, Bignasca, ce ne saranno anche altri di casi, ma questi di sicuro possono essere ricordati a mo’ di esempio: il primo perché indica un dato celebre della nostra storia recente; il secondo poiché è l’ultimo episodio del genere in ordine temporale e, in più, ma è solo una questione di vicinanza, dunque, di notiziabilità del fatto, riguarda gli svizzeri italiani. Entrambi, e ogni altro nominativo morto infilato in lista, strizza l’occhio a un passo parecchio noto delle Ricerche filosofiche di Wittgenstein. E’ chiaro che qui la filosofia del linguaggio aiuta a dare conto di un avvenimento di cronaca e non che la cronaca faccia da pretesto per disquisire di metafisica e semantica. Quindi, dice l’autore austriaco: “Se il signor N.N. muore si dice che è morto il portatore del nome, non il significato del nome […] perché se il nome cessasse di avere un significato, non avrebbe senso dire: Il signor N.N. è morto”. Solo una parentesi per collocare il testo: Wittgenstein critica la teoria referenziale del significato, l’idea secondo cui valga una corrispondenza fra parole e cose. Non vi è alcuna linearità fra linguaggio e mondo tale da intendere il significato come un referente, come l’oggetto per cui il termine sta. Le parole non sono i sassolini dell’abaco. N.N., Berlinguer, Bignasca sono delle voci lessicali che sì individuano delle persone, corrispondono cioè a dei soggetti chiari e distinti, tuttavia il senso dei termini sta nel loro uso, nell’ethos cui aprono e in cui si radicano, nelle trame dialogiche e affettive che tessono dentro una comunità. Il tono pubblico della tornata elettorale, partecipativo, democratico, è ribadito e spinto al “più vero” dall’irrimediabile intersoggettività della lingua.

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