Ho visto un’elite

Gaetano Mosca

Gaetano Mosca

Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto ritenevano che la massa fosse incapace ad autogovernarsi, quindi, che la democrazia non avesse luogo a procedere. La teoria dell’elite per loro non era un’eccezione ma la regola. Non era anti-democratica, ma fin da subito a-democratica. E attribuiva il potere a un gruppo di “scelti”. La classe politica per Mosca e Pareto si identificava con la crème de la crème, con i migliori su piazza, con un’aristocrazia appunto. Con una squadra ristretta di saggi.

Vilfredo Pareto

Vilfredo Pareto

In un’Italia caotica e difettosa nell’operazione di autoregolarsi, il capo dello stato in scadenza ha optato per la strategia dell’elite. Confermando e inverando la sospensione istituzionale incominciata un anno e mezzo fa col governo Monti, nominato dallo stesso Napolitano. Questo Paese si è inceppato in una tristezza continua, nel senso di infelicità, di una performance infelice, di un colpo andato a vuoto. Sul piano logico, il mancato funzionamento del meccanismo democratico legittima la decisione del presidente della Repubblica. Ma non è affatto ragionevole sul piano strettamente politico. C’è stato un eccesso di fiducia: Bersani, che peraltro resta il premier pre-incaricato, non è andato in Parlamento a chiedere l’ok alle Camere perché non ha ricevuto la pre-fiducia del Quirinale. Questo dopo una settimana di contatti e di veti incrociati, rimasti al di qua e al di là della sostanza, dell’ufficialità. Da qui, il (mezzo) no del Colle, che al contempo congela il segretario democrat e apre all’elite chiamata a lavorare a termine e a progetto su politica ed economia per rintracciare riforme condivise e una maggioranza certa. Insomma, punto e accapo e l’orizzonte è sempre più rarefatto come in un regresso all’infinito dalle volute via via più complicate. Forse la chiave di tutto, sta nella denegazione logica del Pd che qualche giorno fa, prima della via elitaria, affermava: «No al governissimo, ma fiducia a Napolitano». Bene, il futuro ex capo dello stato sta lavorando a un governo di transizione a larghe intese Pd-Pdl, come certifica la formazione delle due task force dalle quali sono espunti donne e Cinque Stelle, che ci accompagnerà fino all’inizio del prossimo settennato quando, il successore dell’ex comunista, avrà il potere di sciogliere le urne e di rimandarci alle elezioni.

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