In fondo a sinistra…

Luciana Castellina

Castellina: freschezza di un’84enne!

Tanto per intenderci: la Calabria sarà capace di restituire ai palazzi romani Scilipoti, in corsa al Senato col Pdl, e lascia a casa la Dominijanni, candidata a Palazzo Madama con Sel. Questo è il quadro.

Il dato è sì hanno vinto Grillo e Berlusconi, ha perso Monti, ha perso il progetto del centrosinistra fin troppo centrato, ma l’altro fatto politico di rilievo è la nuova registrazione del fallimento della sinistra sic et simpliciter. E non mi riferisco solo al flop di Ingroia, bensì al progressivo deperimento della forma di pensiero di sinistra in Italia. Di quel pensiero che, sul tavolo della nazione, all’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, non sa più mostrarsi virile e concretamente alternativo alla diffusa mediocrità dell’uomo medio, ai populismi pidiellini e cinquestellati, ai profitti delle industrie e delle banche con le quali non è  capace di dialogare senza rimanerne invischiata. Ancora, il timore è che di questa debacle, che sintetizza e porta al diapason l’imperizia patita negli ultimi vent’anni, la sinistra non se ne farà una ragione. Non si attiverà quell’epistemologia della sconfitta che sarebbe necessaria per rendersi conto delle macerie che contribuisce a produrre. È già tempo di parole come ‘responsabilità’ e di quelle alzate di spalla inconsistenti che si ostinano a vedere il bicchiere mezzo pieno. «E ma comunque manteniamo un punto percentuale in più».

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