5/5. Politica e parole: il ‘lavoro’

L'uscente Elsa Fornero

L’uscente Elsa Fornero

E siamo giunti sulla linea dello start. Domenica e lunedì si vota. In queste settimane abbiamo seguito la campagna elettorale facendo una ricognizione sui termini che con più frequenza tornano nei discorsi dei candidati. Non si è trattato di un censimento statistico, ma di una raccolta di pensieri intorno a parole che, sulla base di un ascolto disinteressato dello loro performance locutorie, sono via via schizzate in cima alle agende dei leader. Abbiamo cominciato con la ‘riforma’, poi ‘esodati’ ed ‘equità’, giovedì scorso la ‘crescita’, oggi chiudiamo col ‘lavoro’. In tutti e cinque i casi, il tentativo è stato quello di decostruire il termine, al netto del politichese, osservandolo nel suo uso a uno stadio verginale. Il lavoro pervade la destra e la sinistra e anche i moderati. Complice la crisi, che la mette in chiaro sui tavoli dell’economia e della politica, la parola penetra i partiti e ne diventa il feticcio preferito. Al lavoro si assegnano tratti che registrano l’acme della storia affettiva tipicamente umana: è dignità, è libertà, è vita. Il lavoro è stato il problema dell’ultimo governo e sarà la QUESTIONE del prossimo. Un cruccio, un tarlo, un assillo… Karl_MarxNel lessico di Marx, mutuato da Hegel, il lavoro è una condizione generale di ricambio organico fra uomo e natura ed è pensato nella misura di un processo finalisticamente determinato, cioè attività destinata a uno scopo. Questo è il lavoro inteso nella sua qualità di requisito metastorico, indipendente dalle epoche e uguale in tutte le forme di società. Il lavoro salariato, quindi, rappresenta la particolare declinazione di un modello universale. Al netto delle politiche riformiste e progressiste, ispirate alla crescita, diffusamente e in maniera variegata valide per ogni colore oggi in corsa per uno scranno parlamentare, la chance per un reale cambiamento delle situazioni di vita contemporanee è fornita da quel dato materiale intercettato dalla filosofia tedesca, pre-partitico, pre-politico, presupposto di qualsivoglia organizzazione comunitaria.

 

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