Meglio un cane che corre sulla sabbia

Da qualche parte nel Sud

Da qualche parte nel Sud

Domenica cane d’inverno. L’animale allunga sulla spiaggia deserta e fredda e spazzata da una debole tramontana. Trotta senza dire: «Io corro», è il padrone che gli assegna la corsa. Lui corre e basta, non si pone affatto il dubbio. E va e viene col bastone fra i denti, azzannato con furia, sottratto alla terra per restituirlo alla mano. E poi ancora di nuovo da capo come se fosse la prima volta, ennesimo scatto in avanti, ennesimo ritorno. Continua finché ce n’è, fino a quando la lingua non srotola giù dal muso, disidrata sebbene non sia agosto. Meglio cani di corsa, meglio se il bastone non lo restituissero, ma comunque più opportuno del fido incastrato in campagna elettorale dai leader in pista per il rinnovo del Parlamento italiano. Politica a quattro zampe, che giunta all’ultimo giro di ruota mobilita anche i cani per smuovere il consenso, pur di solleticare le pance, e non le teste, degli elettori. Sensazionalismo allo stato puro, che nulla ha a che fare con l’estetica di un lungomare meridiano, dimenticato da quache parte nel Sud: quella macchia scura che si muove vicino alla riva e, almeno per un attimo, siamo contenti così.

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