Primarie, i titoli di coda sul partitismo

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Non ho effettuato la registrazione al primo turno, non farò la rissa per andare al seggio al secondo, ma non è l’argomento voto-a-tutti-i-costi che mi interessa nè nello specifico le primarie del centrosinistra italiano. Il tarlo che in queste ore mi solletica i pensieri riguarda la debolezza della logica dei partiti, del partitismo di casa nostra. Le primarie segno di democrazia diffusa, dal basso, molto Usa, oppure sintomo di un paradigma che finisce? Di un organismo politico incapace di darsi un’identità, che ha bisogno di delegare alla massa il compito di individuare chi deve fare cosa. Alla stessa massa che anziché legittimare il consenso del leader, vorrebbe fare i conti con un leader già naturalizzato dall’interno delle sezioni. Vi prego, non è assolutismo. È solamente la politica dei rappresentanti che si danno alla città, nella misura in cui la democrazia rappresentativa prescrive. Le consultazioni in gara 1, che eleggono i rappresentanti da eleggere, sono la conseguenza della crisi subita dal regime rappresentativo.

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