Monnezza, Leonia l’ha inventata Calvino

“Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove”.

Italo Calvino la segnala come esempio di città invisibile da collocare nell’elenco di quelle continue. La cotinuità di Leonia sta nell’immondezzaio che ricopre pari pari ogni suo quadratino di superficie, tanto che i rifiuti accumulati superano i confini urbani, invadono le vicine metropoli, si mischiano con altra spazzatura e fanno un tutt’uno di monnezza intercomunale. Dice Calvino che Leonia bada a produrre scarti piuttosto che merci. Meglio: fabbricare cose nuove è determinato dalla quantità di roba buttata via. Da qui, il doppio business: quello delle merci che ancora hanno un valore d’uso e quello delle merci che hanno esaurito ogni impiego e dunque vanno cestinate. Senza valore d’uso, ma ancora traboccanti di valore: immondizia = merce da produrre e da vendere e da comprare.

Pensare che Calvino ha scritto di Leonia nel suo Città invisibili, che nel grego letterario dell’autore significa città impossibile. A Reggio Calabria Leonia è la municipalizzata che si occupa della raccolta Rsu.

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