Unical e falsi esami, storie di uno Di Noi

Dal periodico indipendente FattialCubo, primo ottobre

L’ultimo bicchiere dell’estate, seduti al tavolino di un bar in una piazza ormai svuotata, è valso un ragionamento sulla triste storia dei presunti “furbetti”. Vi ricordate il celebre film di Nanni Loy del 1971, quello che ha visto un inedito Alberto Sordi in veste drammatica? Sì, proprio “Detenuto in attesa di giudizio”. Lui si chiama Giuseppe Di Noi, un geometra italiano che viene fermato alla frontiera e sbattuto in galera con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Da quel momento la sua biografia è congelata. Sospesa. Trasferito di carcere in carcere, senza sapere perché, senza che nessuno glielo spieghi, subendo trattamenti spersonalizzanti che lo segneranno per sempre. I lividi psicologici lo marchieranno a vita, anche dopo che il caso Di Noi sarà risolto: il viadotto della superstrada Battipaglia-Matera, costruito da un ditta per la quale il geometra lavorava anni prima, era crollato per cause in seguito ritenute “naturali”, provocando la morte di un automobilista tedesco in transito. Giuseppe, trasferitosi nel frattempo all’estero, non rispondendo al mandato di comparizione, era tecnicamente ritenuto un latitante e, dunque, arrestato alla prima occasione utile. Giuseppe Di Noi. Fine invenzione del narratore-regista che così ha indicato quanto ognuno “di noi” viva la probabilità di ritrovarsi nei panni del Sordi tragico. Davanti al whisky secco, l’intuizione è stata fulminea. Per quanto è emerso leggendo i giornali e raccogliendo lo sfogo di qualche amico/a finto/a nella rete dell’inchiesta, c’è un dato che è davvero sinistro. Nel calderone potremmo finirci tutti. Indistintamente. I buoni coi cattivi, i truffaldini con gli onesti. Allo stesso modo in cui il Di Noi sta in cella coi veri omicidi, con i criminali in carne e ossa, o semplicemente coi malacarne. L’aspetto bieco è che quasi quasi ci sentiamo un po’ tutti in sospeso, in attesa di capire quando e come la storia finirà. Ma attenzione: qui nessuno è detenuto in attesa di verdetto, moderiamo ansie e toni, ricalibriamo l’approccio alla vicenda. Difendiamoci.

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