Tognazzi fa i conti con una “Vita agra”

“Il vero miracolo economico lo fece quello che moltiplicò pani e pesci e diede da mangiare alla gente. Gratis. In allegria”.

Con questa battuta di Ugo Tognazzi termina la versione cinematografica del romanzo di Luciano Bianciardi dal titolo La vita agra. E’ chiaro che non si tratta di un messaggio religioso. Il vangelo c’entra solo nella misura in cui si prenda distanza dal credo e si secolarizzi il significato della parabola. La frase che chiude la pellicola, diretta da Carlo Lizzani, diventa un modo per contestare il sistema. Tognazzi-dottor Bianchi, uomo di lettere, una specie di Cyrano metropolitano, paroliere e amatore, non proprio bello, solo che a differenza del cadetto di Guascogna con le donne ci sa fare. Lascia moglie e un figlio in provincia, va a Milano con intenti dinamitardi, trova una compagna, ma anziché combattere il potere ci resta incagliato. Questa è la storia di un uomo triste e ironico, che non si prende mai veramente sul serio, che finisce per fare il pubblicitario, creando brand e sigle e sparandoli a raffica su quella massa inerme e mediamente acculturata che al contempo gli fa pena.

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