L’inquietudine del gerundio

Capita spesso che una vicina di casa, vecchia, brutta e pettegola, ma a volte perfino più in qua con gli anni e comunque ugualmente sgradevole e linguacciuta, mi blitzi addosso e sfoderi la domanda neanche fosse un’arma da fuoco. “Che cosa stai facendo?”. “Non vede signora? Sto buttando via l’umido”. L’ironia non è l’ultima delle infezioni pubblicizzate dalla Tv, quindi non sa che cosa sia. Non l’ha mai usata. Non la riconosce, non sa che farsene. Lei mira ad altro. E solo a quello. Desidera una risposta perché così, a seconda della giornata e della luna, può trasormarsi in serbatoio di consigli, o in prefica partecipe della disgrazia altrui e, anzi, testimone del male che colpisce pure il figlio o il nipote, oppure, infine, in mero esemplare del vittimismo meridionale. Questo tipo umano, infatti, mai si aspetta una replica del tipo: “Sto facendo questo e quest’altro”. Lo sa, dunque, chiede per esibire la sua mostruosa capacità di mutante. E se anche dico: “Scrivo e leggo. E ho appena finito di vedere Pomodori verdi fritti”. Allora, lei: “Sì’ anch’io amo le ricette. Non sapevo ti piacesse cucinare (congiuntivo mio). Ma i pomodori così non li ho mai assaggiati”.

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