Quando uno è libero…

Se siamo d’accordo che la libertà oltre a essere un’idea romantica post-rivoluzione francese, impalpabile e astratta, sia anche un affare terreno, allora diremo così. Nell’epoca in cui il mondo si basa sul lavoro salariato, si dice libero colui che non lavora. Quando lavori, non sei libero. Il giorno libero è il giorno di riposo. Perfetto. Sorgono, però, fraintendimenti che provocano disagi linguistici se, nell’epoca in cui il lavoro vacilla, un amico ti chiede: “Quand’è che sei libero?”. E’ complicato rispondere a una domanda simile. Se uno è fra i protagonisti della storicizzazione della precarietà dell’esistenza bio-antropologica, poiché vive nel tempo in cui scricchiola l’istituzione che finora ha garantito il sostentamento della vita e il ritmo della libertà, questo tipo umano non sa dire se e quando è libero. Sono libero sempre. Il che vuol dire mai. Sono libero e non sono libero. La crisi del capitalismo scardina le regole della logica classica e produce linguaggi… non euclidei.

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