Essere o non essere Atene

Raffaello, "La scuola di Atene"

Si dice che “L’Italia non è la Grecia”. Dunque, la frase ‘L’Italia è la Grecia’ deve essere falsa. E in un certo senso lo è, se è vero che si tratta di due Paesi differenti, che non costituicono un’identità. Ma la posta in palio è ben altra. Negando che l’Italia sia la Grecia, in quanto a sistema Paese, il timore è che quel ‘non’ altro non sia che l’indizio verbale di una verità trattenuta. Frenata, censurata, mantenuta incoscia pur rischiando pericolose frenesie. La paura è che questa frase non sia come quella del bambino che, raccontando un sogno fatto la notte prima, dice allo psicanalista: “La donna del sogno non è mia madre”. Il dialogo col terapeuta, però, piano piano partorisce la realtà dei fatti. Quella donna è sua madre. Davvero. L’uso della negazione durante la narrazione del contenuto manifesto è soltanto un trucco per alterare ciò che è. E farlo non essere. Roma è o non è Atene? Ad oggi, no. Quella proposizione, tuttavia, ha un che di sinistro. E’ rivelatrice della concreta possibilità di diventare Atene. Essere la Grecia, significa l’esibizione della fine della democrazia rappresentativa: cittadini contro Stato contro Ue contro Bce contro Fmi. Gli organismi sovranazionali ordinano, il Parlamento esegue, la piazza è persa. Forze di polizia dispiegate, il resto sono le immagini che viaggiano sul web e che vanno in onda in Tv… e che guardiamo distratti.

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