A Gambarie con la Fiesta

Sulla provinciale 3 che da Melito si arrampica fino al cuore dell’Aspromonte, nei pressi di Gambarie c’era la neve. E l’asfalto era pure ghiacciato e la Fiesta bordeau senza catene giocava di coda. Era già buio. Alberi altissimi e biancastri, strada striminzita e tortuosissima. Solo un paio di baby vacche. E due Pande. Nel tratto subito dopo Bagaladi, svettavano i pali e le pale del parco eolico. Inquietante. Nel deserto dell’inverno, per diversi chilometri, era l’unica traccia che dimostrava la presenza umana. Perché prodotti artificiali. Alle porte della frazione di Santo Stefano, pisciare al freddo fu rigenerante. Il liquido giallastro sgorgava fumando e segnava a terra la neve. Giunti nella piazza della fontana, con noi c’erano soltanto i meno due gradi segnati dal baromentro del quadro. Scesi dall’auto, sono bastati cinque minuti per convincerci di risalirvi. Una ragazza straniera appoggiata all’ingresso di un bar. Alcuni siciliani da week-end. Un paio di autisti di altrettanti pulman gran turismo. “Qual è la strada più breve per tornare a Reggio?”. Domanda sbagliata. In montagna le strade più brevi sono quelle più difficili, minacciose. Di nuovo e meglio: “Qual è la strada consigliabile per andare a Reggio?”. “La Gallico”. In quaranta minuti la Gallico-Gambarie ci conduceva alla periferia nord della città. Le condizioni non erano cattivissime. A un certo punto, verso la fine, prendeva perfino la forma di una super-strada. All’imbocco dell’A3, la colonnina indicava dieci.

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